venerdì 13 marzo 2020

Il Mostro Covid


C’era una volta…


Un Castello molto bello, non era molto grande, ma aveva tanti loggioni, merli alle finestre, tanti fiori che la Regina coltivava con amore.
IL Principe Luigi viveva nel Castello con il Re e la Regina. Spesso andavano a spasso a trovare gli altri castellani, a guardare le meraviglie della natura, ad ammirare i musei, con i quadri e le statue, a fare processioni e a cantare.
Un brutto giorno nel villaggio dove sorgeva il Castello, arrivò un orrendo “mostro”.
Era un Mostro invisibile che si attaccava alle persone e le mangiava.
Nessuno aveva il coraggio di uscire più da casa e tutti furono costretti a restare chiusi nelle proprie abitazioni e nei propri Castelli, per difendersi dal Mostro.
I Cavalieri che dovevano difendere il contado erano partiti per la Cina e chissà quando sarebbe tornati.
Il Principe Luigi, sul suo cavallo a quattro ruote era costretto a muoversi solo nei corridoi del suo Castello. Nessuno poteva più entrare e nessuno poteva uscire.

Tutti nel Castello e nella Valle aspettavano che il Mostro se ne andasse o morisse di fame, perché se non avesse trovato da mangiare, forse, sarebbe morto.
Non si potevano più organizzare balli o feste con gli amici, quindi il Principe Luigi ascoltava tanta musica e ballava da solo, ma era tanto triste e non capiva cosa stesse succedendo.

Passarono i giorni, i messaggeri inviati dal Re e dalla Regina, portavano sempre cattive notizie.
Ma la tristezza e la paura erano i nemici peggiori, con la solitudine.
Si aggiravano per le stanze le Castello assalendo la Regina e il Re.
Spesso si aveva paura che il Mostro sarebbe riuscito ad entrare lo stesso, anche se le porte erano ben sprangate.
Il sole faceva capolino dalle finestre, ma non rallegrava perché non si poteva uscire e godere della primavera.
I fiori sbocciavano, ma non si poteva odorare il loro profumo.

Passarono i giorni e le settimane.
Un giorno i messaggeri udirono uno scalpitare di zoccoli e un nitrito di cavalli: preceduti da squilli di tromba i Cavalieri stavano tornando dalla Cina.
Partirono lancia in resta e attaccarono il Mostro e lo annientarono!
Così il Principe Luigi, il Re e la Regina, poterono uscire dal Castello e furono finalmente liberi di passeggiare nella natura senza pericoli. E il Principe Luigi poté tornare a giocare con i suoi amici



venerdì 31 gennaio 2020

perchè NO

dal verbale del giugno 2018  



Simona Maggioni (Unità Coordinamento Servizi Diurni): velocemente provo a riassumere i ragionamenti contabili
che sono stati fatti. Una prima valutazione è stata fatta sulla proiezione degli ISEE Sociosanitari presentati. E’ risultato
che il 68% è incluso nella fascia zero, quindi quella più bassa; il 20% in quella da 0,1 a 2000€; il 7% nella fascia da
2001 a 6000€ e un 5% oltre i 6000€. Un secondo punto, vincolante, era quello di arrivare ad un pareggio del Bilancio,
ossia riuscire comunque a pareggiare la cifra che entrava nelle casse dell’Amministrazione con il contributo fino ad
oggi riscosso per il pasto. Siamo partiti dalla cifra equivalente all’Assegno di Accompagnamento che tutti i nostri utentipercepiscono e che viene rilasciato per l’accudimento della persona non autosufficiente; abbiamo diviso per i giornidel mese e le 24 ore individuando una tariffa oraria e moltiplicato per le sette ore di effettiva presenza al CDD, dalle 9alle 16.00, senza prendere in considerazione il trasporto. Abbiamo trovato una cifra che abbiamo cercato diparametrare sulle tre fasce Isee Sociosanitario, in modo da ottenere il pareggio richiesto. Si è cercato di agevolare gli
Isee Sociosanitari più bassi nell’ottica della massima equità distributiva. La quota più bassa (€ 0,00 - € 2.000,00) è di
32 € mensili, inferiore a quanto precedentemente si pagava per la quota pasto e verrà applicata alla maggior parte
degli utenti (88%). Per la seconda fascia (€ 2.000,01 - € 6.000,01) si parla del 7% di utenti che pagheranno 54€ ossia
la cifra ad oggi pagata per il pasto calcolando un mese di presenza effettiva. La fascia superiore a € 6000,01 , che è
del 5%, contribuirà con 106€.
Sono poi stati considerati altri due criteri. Il primo è che tutte le persone in Comunità
sono di default già esenti dal pagamento, come lo sono sempre state, e il secondo è che i nuclei familiari, che si
trovino in gravi situazioni di disagio sociale, possono richiedere l’esenzione totale se in possesso di Isee Ordinario
(FAMILIARE) sotto soglia di povertà (per l’anno 2018 il limite è di 6000€).

Ad oggi, gennaio 2020, l'importo  dell' Assegno di accompagnamento non è variato, quindi assurdo pretendere un aumento della tariffa di compartecipazione.

Nel frattempo sono cambiati i responsabili: dal Dott. Minoia (pensionato) al dott. Petrelli. Dalla dott.ssa Maggioni (trasferita)  alla dott.ssa Ornago.

Dall'Assessore Majorino (eletto al Parlamento europeo nelle liste PD)   all'Assessore Rabaiotti, che oltre all'assessorato politiche Sociali mantiene anche l'incarico sulla Casa (politiche Abitative).
Ma non è cambiata la Giunta: sempre con il Sindaco Giuseppe Sala.


Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali): aggiungo qualche considerazione ringraziando il
Coordinamento per questo incontro, che per me è molto importante proprio perché non avevamo intenzione di
imporre una scelta ma di confrontarci in base alle vostre necessità. Infatti ci sono state delle modifiche nel tempo
grazie al dialogo con voi. Nel merito della proposta mi sento di dire che la questione importante, che era stata fatta
presente dai rappresentanti del Coordinamento, era nel merito di quale ISEE scegliere. Per noi viene ad implicare un
precedente che riguarda complessivamente il tema della disabilità, considerato che vogliamo aprire una riflessione a
360 gradi che non riguarda solo il Servizio CDD e che sia in coerenza con tutto il ragionamento. E’ chiaro che nel
vostro caso la scelta di utilizzare come indicatore l’ISEE Sociosanitario è estremamente rilevante sul piano del
principio. In secondo luogo riteniamo estremamente rilevante il tema della progressività. Dal punto di vista materiale la proposta non fa si che “tutti paghino meno”, ma tutela in maniera significativa una parte notevole della popolazione
degli utenti dei CDD e delle loro famiglie. E’ chiaro che il dialogo tra di noi non deve finire qui: ad esempio è rilevante il
tema di come mettervi nelle condizioni, nel momento della Dichiarazione dei Redditi, di vedervi riconosciute le spese
di cui vi fate concretamente carico e quindi capire che cosa dobbiamo fare noi per aiutarvi. Su alcune cose, come ad
esempio sul tema delle Vacanze, dobbiamo essere più attenti alle osservazioni che ci fate, dobbiamo assolutamente
modificare delle cose, anche rispetto alla soglia per i contributi, anche rispetto all’offerta, alla qualità. E questo nei
prossimi mesi, prevedendo per tempo eventuali stanziamenti in quella direzione, in modo che siano inseriti nel
bilancio previsionale per il prossimo anno. Sono comunque qui ad ascoltare quello che sarà il confronto sul
provvedimento ma è bene che prosegua il dialogo anche sugli altri aspetti. Grazie.

Il 2018 è poco lontano, l'Assemblea ha approvato di passare dalla quota mensa (uguale per tutti) alla compartecipazione alla spesa.

Non vediamo nessuna ragione per accettare un aumento delle quote di compartecipazione .

E con questo non siamo "chiusi" o  egoisti. Non difendiamo il nostro "orticello" . Siamo razionali e consapevoli .
Le famiglie dei disabili non devono essere costrette a subire scelte di cassa: se mancano le risorse il Comune deve trovarle non nelle tasche delle famiglie che già vivono una realtà penalizzante.


Pinuccia











domenica 1 dicembre 2019

presentazione 6 dicembre 2019

Presentazione CDD MIlanesi Palazzo Reale 6 dicembre 2019


Riflessioni sui cdd


Ho sempre pensato che le persone siano persone e non numeri.
I ragazzi che frequentano i CDD sono persone più fragili di altri, le loro famiglie devono essere seguite, ascoltate, comprese e aiutate.
Ho sempre pensato che il discorso del pagare il giusto fosse corretto fino ad un certo punto.

L'impoverimento delle famiglie dove si vive la disabilità è più che evidente, più pesante la disabilità più oneroso il carico familiare. Chi può  permettersi un badante, deve essere aiutato e sostenuto. L'istitituzionalizzazione , cioè il ricovero in Residenzialità, deve essere evitato il più possibile e solo in casi estremi. Ma per fare questo è doveroso da parte delle Istituzioni (Regione e Comune), intervenire a sostegno delle famiglie in difficoltà, non solo economiche ma strutturali.

E invece succede che  il Comune di Milano approvi di nascosto la delibera 1354 che mette vincoli di reddito che praticamente escludono il 70% dai contributi.

I servizi Territoriali non danno più risposte, sarebbero dislocati nei 9 Municipi, ma non funzionano, non hanno le informative, non seguono gli aggiornamenti, non conoscono le delibere, non possono sostenere nessuno e non sono neppure in grado di indirizzare  chi accede a loro.
Sono 3 anni che negli Uffici delle Politiche sociali del Comune di Milano si avvicendano persone che con la disabilità mai hanno avuto a che fare.
 Abbiamo ottenuto l’applicazione dell’ISEE Sociosanitario per la Compartecipazione alla spesa dei CDD dopo mesi di discussione, e abbiamo chiesto più volte che venga applicato ISEE SOCIOSANITARIO per tutti i contributi inerenti le prestazioni sociosanitarie che ci riguardano. Abbiamo anche contestato il calcolo della compartecipazione per gli utenti “orfani” che a causa della reversibilità vanno a superare le soglie, mentre di fatto si trovano in una situazione che, anche economicamente, è più impegnativa rispetto a quanti hanno ancora entrambi i genitori. Chiedevamo l’inserimento di questi casi nella fascia intermedia, cosa che per ora non è stata recepita. Sta di fatto che la Delibera ha la validità di un anno e sta per scadere. 
I fondi per le Vacanze Estive (250.000€) verranno unificati con il budget PEI (contributo per coloro che non frequentano altri servizi) per un totale di circa 900.000€.  Cosa significa convogliare le 250 mila € per le vacanze sollievo nei PEI? Se significa che non è più necessario aspettare un’altra delibera per procedere ai Bandi di assegnazione per le Cooperative, in modo da avere il Catalogo Vacanze nel mese di febbraio, allora bene, diversamente non ha senso.  
Chiaro, poi, che se l’Isee Ordinario previsto è di 40.000€ saranno sempre meno quelli che potranno usufruire delle Vacanze.   Noi che abbiamo i figli con disabilità andiamo incontro ad un progressivo impoverimento perché vita natural durante dobbiamo mantenere, curare e fornire tutto quanto necessita alla vita dei nostri figli.
Noi siamo una categoria fragile, e chiediamo di essere tutelati.
Riporto ancora una volta in evidenza il tema dei minori: sappiamo quanti sono i minorenni iscritti nei CDD? Considerato il fatto che i CDD, a determinate condizioni, accolgono anche ragazzi dai 16 anni, ci sono famiglie che per tre anni rischiano di pagare il massimo della quota di compartecipazione in quanto l’ISEE di riferimento è quello ordinario. Sollevo una questione di equità, non giuridica. -  La Comunicazione Aumentativa è un canale comunicativo spesso non promosso e discusso con le famiglie.  Secondo me, in presenza di persone non verbali e con difficoltà comunicative, la CAA è uno strumento fondamentale da acquisire per esprimersi ed essere in maggior modo protagonisti della propria vita. Chiediamo che la CAA sia ufficialmente riconosciuta fra le metodologie educative. 
Riguardo le attività aggiuntive rivolte agli utenti disabili dei CDD milanesi faccio notare che iniziano di solito a metà ottobre e terminano a maggio dell'anno successivo.
Quindi gli utenti dei centri rimangono scoperti da queste attività nei mesi di settembre, metà ottobre, giugno e luglio,e questo non è proattivo al mantenimento di determinate abilità.

Riflessione per la giornata della disabilità



Ho sempre pensato che le persone siano persone e non numeri.

I ragazzi che frequentano i CDD sono persone più fragili di altri, le loro famiglie devono essere seguite, ascoltate, comprese e aiutate.

Ho sempre pensato che il discorso del pagare il giusto fosse corretto fino ad un certo punto.
L'impoverimento delle famiglie dove si vive la disabilità è più che evidente, più pesante la disabilità più oneroso il carico familiare. Chi può  permettersi un badante, deve essere aiutato e sostenuto. L'istitituzionalizzazione , cioè il ricovero in Residenzialità, deve essere evitato il più possibile e solo in casi estremi. Ma per fare questo è doveroso da parte delle Istituzioni (Regione e Comune), intervenire a sostegno delle famiglie in difficoltà, non solo economiche ma strutturali.
E invece succede che  il Comune di Milano approvi di nascosto la delibera 1354 che mette vincoli di reddito che praticamente escludono il 70% dai contributi.
I servizi Territoriali non danno più risposte, sarebbero dislocati nei 9 Municipi, ma non funzionano, non hanno le informative, non seguono gli aggiornamenti, non conoscono le delibere, non possono sostenere nessuno e non sono neppure in grado di indirizzare  chi accede a loro.
Sono 3 anni che negli Uffici delle Politiche sociali del Comune di Milano si avvicendano persone che con la disabilità mai hanno avuto a che fare.
Quindi gli utenti dei centri rimangono scoperti da queste attività nei mesi di settembre, metà ottobre, giugno e luglio,e questo non è proattivo al mantenimento di determinate abilità.


 Abbiamo ottenuto l’applicazione dell’ISEE Sociosanitario per la Compartecipazione alla spesa dei CDD dopo mesi di discussione, e abbiamo chiesto più volte che venga applicato ISEE SOCIOSANITARIO per tutti i contributi inerenti le prestazioni sociosanitarie che ci riguardano. Abbiamo anche contestato il calcolo della compartecipazione per gli utenti “orfani” che a causa della reversibilità vanno a superare le soglie, mentre di fatto si trovano in una situazione che, anche economicamente, è più impegnativa rispetto a quanti hanno ancora entrambi i genitori. Chiedevamo l’inserimento di questi casi nella fascia intermedia, cosa che per ora non è stata recepita. Sta di fatto che la Delibera ha la validità di un anno e sta per scadere. 
i fondi per le Vacanze Estive (250.000€) verranno unificati con il budget PEI (contributo per coloro che non frequentano altri servizi) per un totale di circa 900.000€.  Cosa significa convogliare le 250 mila € per le vacanze sollievo nei PEI? Se significa che non è più necessario aspettare un’altra delibera per procedere ai Bandi di assegnazione per le Cooperative, in modo da avere il Catalogo Vacanze nel mese di febbraio, allora bene, diversamente non ha senso.  
Chiaro, poi, che se l’Isee Ordinario previsto è di 40.000€ saranno sempre meno quelli che potranno usufruire delle Vacanze.   Noi che abbiamo i figli con disabilità andiamo incontro ad un progressivo impoverimento perché vita natural durante dobbiamo mantenere, curare e fornire tutto quanto necessita alla vita dei nostri figli.
Noi siamo una categoria fragile, e chiediamo di essere tutelati.
Riporto ancora una volta in evidenza il tema dei minori: sappiamo quanti sono i minorenni iscritti nei CDD? Considerato il fatto che i CDD, a determinate condizioni, accolgono anche ragazzi dai 16 anni, ci sono famiglie che per tre anni rischiano di pagare il massimo della quota di compartecipazione in quanto l’ISEE di riferimento è quello ordinario. Sollevo una questione di equità, non giuridica. -  La Comunicazione Aumentativa è un canale comunicativo spesso non promosso e discusso con le famiglie.  Secondo me, in presenza di persone non verbali e con difficoltà comunicative, la CAA è uno strumento fondamentale da acquisire per esprimersi ed essere in maggior modo protagonisti della propria vita. Chiediamo che la CAA sia ufficialmente riconosciuta fra le metodologie educative. 
Riguardo le attività aggiuntive rivolte agli utenti disabili dei CDD milanesi faccio notare che iniziano di solito a metà ottobre e terminano a maggio dell'anno successivo.

giovedì 10 gennaio 2019

perchè non si risponde alle mail?

grave situazione creatasi per l'attuazione del progetto fatto grazie alla legge 112


La 112 avrebbe dovuto funzionare come palestra di autonomia, a quanto pare non funziona proprio. Non è pensabile che il trasporto dal CDD alla struttura individuata per l'autonomia, in concerto con i Case Manager, non sia previsto!
Non è neppure  accettabile che  nei due Bandi (2 Bandi) uno con scadenza 31 ottobre 2017 uno 31 marzo 2018, solo al primo bando siano state attribuite le risorse.
Le Assistenti Sociali Case Manager si sono  date da fare e hanno svolto il proprio lavoro con passione e abnegazione.
Ma perchè non è possibile espletare le palestre di autonomia  completamente?

Come è possibile escludere il trasporto dalla struttura individuata al CDD e metterli a carico delle famiglie?

Chiedo risposte immediate e chiarificatrici alle domande/segnalazioni dei genitori che ho inoltrato.
Chiedo altresì che venga data al più presto risposta a tutte le  850/900 famiglie dei CDD, riguardo al pagamentoi della retta relativamente alla approvazione in giunta della delibera approvata a dicembre sulla compartecipazione in base a ISEE Sociosanitario.
Chiedo altresì che riguardo alle contestazioni riguardanti i Titoli Sociali (delibera 2 agosto 2018) venda data attuazione alle richieste dei disabili, dopo mesi di discussione con il Tavolo Permanente.


Chiedo pertanto un incontro urgente per discutere e sanare queste problematiche veramente inconciliabili con lo spirito della LG. 112 e con i rapporti tra Direzione di Settore e Coordinamento CDD Milanesi.
Un altro problema che si sta evidenziando è poi la sanitarizzazione dei CDD : dobbiamo anche risorvere dei conflitti di competenze con strutture accreditate sanitarie che in base alla funzione sociosanitaria del CDD lasciano a piedi le famiglie in difficoltà. (vedi problema Narcisi).


Resto in attesa di VS risposte e di un appuntamento urgente con il nostro Direttivo


Corduali saluti e Buon Anno



Pinuccia Pisoni Presidente CDD Milanesi

questa mail è stata inviata a tutta la dirigenza del settore  disabilità.
non c'è stata nessuna risposta.
di seguito le testimonianze dei genitori:

Ciao Pinuccia, ieri  sono  andato    con   Longoni , mi  ha  detto  che  non  viene  riconosciuto  il  pulmino  destinazione appartamento, ma  solo  viaggio  casa-cdd  andata -ritorno, e  che  il viaggio del  pulmino  and-ritor a carico disabile  è di 24 euro .al   giorno , penso che  nessuno  farà  più  la 112. dovremo  parlarne  con le  istituzioni.  riguardo  le  nuove regole  di  pagamento  il  comune  sai  se  manda  comunicazione  ai  genitori, se  dobbiamo  spiegare  noi  ai  genitori le  novità,

Claudio


Ciao Pinuccia, ti segnalo,per coinvolgimento personale e non, un grosso problema che si stà verificando e che mette a repentaglio l’attuazione dei progetti presentati con gli stanziamenti della legge 112.
Mio figlio Giovanni, che come ben sai frequenta il CDD Bazzi, doveva fare il suo primo weekend  di “ palestra di autonomia” presso la microcomunità di Via De Ruggero 33 a partire da venerdì 11 Gennaio:  tutto già pensato e preparato dal mese di Dicembre. La scorsa settimana ho chiesto al mio coordinatore se poteva chiedere l’autorizzazione per lo spostamento di percorso da casa a via De Ruggero, cosa che sapevo essere stata fatta da altre famiglie del nostro CDD senza alcun problema, né spesa aggiuntiva.
Ieri mi è stato detto che questo servizio non può più essere fatto perché nel progetto della 112, fatto per Giovanni a suo tempo, non erano stati conteggiati da chi di dovere, sembra dalla case manager,i soldi per il trasporto dal Cdd a De Ruggero e viceversa!! Morale della favola,io dovrei portare  Giovanni Venerdì pomeriggio dopo il centro e ritornare a prenderlo il lunedì mattina alle 8.30 per riportarlo al CDD: questa sarebbe palestra di autonomia con graduale distaccamento dalla famiglia?! A me pare proprio di no!
Inoltre questa situazione in cui il Comune di Milano non paga il trasporto perché non tocca lui e grazie ad un progetto fatto male non è previsto il trasporto, mette a repentaglio gli obbiettivi di attuazione della legge 112.
Molte famiglie saranno costrette, grazie a questo pasticcio a rinunciare alla sperimentazione tanto decantata! 
Ad esempio il Sig.Longoni che ha la figlia al Cdd Noale  che avrebbe dovuto stare 2 settimane in via Cenni si è visto costretto a rinunciare perché il trasporto non era previsto! Una prova di allontanamento dalla famiglia con conseguente incremento della autonomia personale, viene fatta con il papà che viene a portarti e prenderti due volte al giorno? E’ una vergogna…
Siamo davanti al classico scarica barili: il Comune con Giuntoni dicono che non è compito loro e le casemanger, assistenti sociali, dicono che la famiglia non aveva chiesto il trasporto!! Incredibile: la famiglia deve chiedere il trasporto? Chi ha in carico il progetto dovrebbe pensare a tutte le variabili in gioco!
Vedi cosa tu a chi rivolgerti, anche perché entro breve questo problema sarà comune a molte famiglie.
Ah, dimenticavo, le famiglie che hanno già cominciato a fare sperimentazione di autonomia entro dicembre scorso, miracolosamente hanno il trasporto pagato! come mai?
Saluti

Elisabetta





martedì 4 dicembre 2018

IL ratto di Sabina, di Lizzola


Il ratto di Sabina.
Ai Frani si conosceva già da tutti che Giovan Bello era venuto da Zeno dei Martinetti a
domandargli la figlia in isposa. Però non avevano visto niente, perchè Giovan Bello capitò di sera:
in montagna gli affari si combinano sempre dopo calato il sole, per risparmio di tempo. Fu Zeno
stesso che, alla mattina, entrato da Bortolo, raccontò come era andata la faccenda. Giovan Bello,
buon giovane per il resto, si trovava tuttavia in condizioni cattivissime; era stato carbonaio cinque
anni e poi, in causa d'una disgrazia (non si sa come: gli rubarono i suoi risparmi!) indispettendosi e
abbandonando il mestiere, aveva cominciato a scender fino a Bergamo, lungo le valli, in qualità di
spaccalegna. Se i tempi fossero stati migliori, avrebbe potuto guadagnar molto: ma per intanto
bisognava contentarsi di affrontar sacrifici immensi con pochissimo frutto, oltre di che nell'inverno
gli toccava rimanere a braccia conserte, mangiandosi fin l'ultimo quattrino su l'osteria, o al più
lavorando qualche piccolo oggetto in legno, industria che esige un certo talento non comune a
chiunque. In conclusione: il partito per Sabina era tutt'altro che splendido, almen per allora; forse
col tempo si combinerebbe qualcosa, quando i negozî di Giovan Bello andassero meglio; ma non
conveniva però che Sabina si legasse a lui, nel rischio di restar zitella per tutta la vita. È una realtà;
la gente di campagna ama poco il celibato: per far camminare la baracca, è necessario alle famiglie
sbarazzarsi de' figliuoli ed i figliuoli bisogna che si facciano presto un'altra famiglia: una ruota così,
colpa d'essere poveri.

* * *
Ma con istupore di molti Sabina in Lizzola non apparve punto commossa e turbata; col bene
che voleva a Giovan Bello e che era a cognizione di tutti, ella avrebbe dovuto mostrarsi meno
indifferente alla sua sventura, quantunque già apparecchiata ad essa: non ci si capiva niente e si
conveniva, in genere, che la fanciulla non era tale da crucciarsene ed ammalarsene, che le donne
sono fatte a questo modo e che bisogna prenderle a questo modo. A merenda Sabina uscì del cortile
con le sue capre e, attraversato il paese, venne ai prati come se nulla fosse; aveva però un fazzoletto
nuovo, colore azzurro scuro, in testa; e, quando Marchetto Bolco la fermò per discorrere, gli disse
qualche parola in furia poi se la svignò ghignando e battendo col bastone il dorso alle sue bestie.
Arrivata al pendìo, si sdraiò tranquillamente su l'erba e, presa una calza, lavorò a fronte bassa,
gettando nella vallata le note limpide di una graziosa canzonetta. Il sole di settembre, senza calore,
piuttosto rosso, moriva alla sua sinistra dietro i picchi: dirimpetto le montagne erano già
completamente nell'ombra e il Serio, illuminato proprio per il lungo da quei pallidi raggi, scintillava
come argento percotendo i macigni delle rive.
Apparve Giovan Bello col suo cagnaccio peloso e gli stivaloni da viaggio; era in maniche di
camicia e, per buona precauzione, portava la scure in ispalla.
- Sicchè dunque? - domandò a Sabina inoltrandosi.
- Sicchè dunque? - disse anch'ella per unica risposta, accompagnando la parola con un moto
assai espressivo del capo.
- Cosa faremo noi? - proseguì Giovan Bello.
- Ciò che vi piace. Non tocca a me decidere. Guardate a quello che fanno gli altri, diamine!
- Sei risoluta?
- Vorrei vedere io!
- Non hai paura?

- Che paura d'Egitto quando non si opera male! Sapete bene che non c'è d'aver paura.
Scommetto che il vecchio ha subodorato ogni cosa e s'imagina ciò che stiamo per tentare. Ma vi
accerto io che non si intrometterà! gli convien troppo tacere e fingere di non accorgersi. Anche mio
zio Zancastro ha agito così con mia cugina Petronilla; è un male di famiglia l'avarizia: per non dar
fuori la dote, inventano mille scuse e se la prendono con chi non ha colpa. Ma io me ne infischio di
ciò; sfido anche il diavolo: anderò via, porterò via tutto quello che potrò: ne sono in diritto. Nel mio
caso farebbero così anche le altre, se non peggio, e poi....
Da questo momento si avvicinarono e parlarono sotto voce. Il sole tramontava ed essi erano
ancora nella medesima posizione; a Lizzola suonò l'avemaria: si divisero e Giovan Bello,
portandosi alla Roncaglia, camminò verso Bondione mentre Sabina ritornava a casa.

La sera Zeno, ch'era solito andare da Bortolo, stette in casa anch'egli. Si ritirarono nella
stalla e chiacchierarono tutti insieme dopo aver recitato il rosario. Erano molto seri; pareva che ci
fosse burrasca per aria: se ne aspettava da un momento all'altro lo scoppio. Ma invece Zeno fu
buonissimo: carezzò alquanto sua figlia e la guardò con insistenza, ostentando un poco di
emozione. Le donne filavano silenziose e, in certi momenti, non si udiva che il soffio delle capre o
il rumor secco dei fusi. Per giunta il cielo di fuori si rannuvolò e caddero alcune gocce di pioggia.
A mezzanotte circa si decisero finalmente a coricarsi. Zeno per il primo salì di sopra,
salutando Sabina come non faceva mai: quindi lo seguirono anche le donne, con un grande fracasso
di zoccoli, dopo aver disposto le rocche fra un travicello e l'altro del soffitto. Stavano così bene là
entro, che si sarebbero fermate sino all'alba: ma poichè il capoccia non voleva, bisognò obbedirlo.
Sabina restò l'ultima, dovendo come al solito chiudere gli usci e preparare il mastello per mungere:
nel compiere questa operazione pianse, chi sa per quali pensieri, e poi levatasi gli zoccoli passò in
mezzo al cortile. Era buio pesto; soffiava un vento freddissimo: dalla finestrola al primo piano
scendeva il raggio d'un lumicino e le donne, camminando sul pavimento di assi, lo facevano
scricchiolare.
Sabina entrò nel pollaio e vi prese due grossi involti depostivi dopo cena: ripassò per il
cortile mentre nella casa vicina sbattevansi alcuni usci e rimbombavano alcune voci, poscia si
rinchiuse nella stalla. Suonò mezzanotte a Bondione: il vento portava in su quei rintocchi ad uno ad
uno, quali vibràti, quali appena sensibili, come se venissero da campanili a diverse distanze.
*
* *
Ben tosto giunse Giovan Bello con Marchetto Bolco ed il somaro di lui. Il somaro aveva i
piedi coperti di paglia perchè non facesse rumore contro il selciato; sul dorso portava un sacco e,
poichè gli ebbero attaccato gli involti di Sabina, ella vi salì adagiandosi come sur una seggiola.
Tutti e tre s'incamminarono senza parlare; Marchetto levò di tasca una piccola lanterna cieca e
l'accese, quindi svoltarono a manca, dirigendosi verso Valle di Flesio: l'asino era guidato da Giovan
Bello che gli aveva afferrato il morso e se lo conduceva di fianco.
Fuori del paese la fanciulla, strettasi bene in un panno, diede nuovamente in escandescenze
contro suo padre. Il vecchio doveva essere senza cuore per cimentarla ad un simile passo;
certamente lo aizzavano le cognate: i tempi, sì, erano cattivi, ma però tutti dicevano a Lizzola
ch'egli nascondeva la borsa di sotto al pagliericcio e, d'altronde, con una figlia che vuol prendere
marito bisogna sacrificar qualche cosa. Si è per questo al mondo; ella al posto di lui sarebbe stata
diversa: e se un giorno le nascessero figlioli...
Intanto la pioggia cadeva a catinelle: il somaro sdrucciolava lungo i sentieruzzi umidi ed i
due uomini si avvilupparono entro il mantello. Viaggiavano da più ore così e Sabina si faceva a
poco a poco malinconica. Era stabilito che ella si ricovrerebbe in una vecchia capanna di carbonaio
da Giovan Bello preparata appositamente, entro i boschi di Passevra; ed appena il curato di
Passevra avesse terminato le pubblicazioni (cioè tra nove giorni, perchè batteva la Madonna di
Settembre in quella settimana), si sposerebbero con l'aiuto di Dio. Giovan Bello aveva a Passevra
una camera ed un letto matrimoniale: con un poco di pazienza, lavorando entrambi, si arriverebbe a
riempire i vuoti della cassa e, se ella era povera, tanto meglio: non potrebbe mai rinfacciargli nulla.
Pervennero alla capanna: era molto umida e vi si respirava un acre odore di abbruciaticcio o di
cenere spenta; distesero il sacco per terra, sopra un mucchio di foglie acquistate in antecedenza:
accesero il fuoco per asciugarsi, legarono l'asinello ad un palo della soglia e, datogli un pugno
d'avena, fecero l'inventario della roba portata. C'erano quattro camicie per donna, una camicia da
uomo ricamata, sette paia di calze gregg
e, un abito quasi nuovo di percallo, tre lenzuola, tre
fazzoletti, grembiali, sottane, corsetti di maglia ed altri cenci insignificanti. Dopo di che contarono i
denari: Giovan Bello dichiarò che possedeva due marenghi e sei franchi, Sabina disse che aveva
mezzo marengo in carta e prese infatti il borsellino per mostrarlo al fidanzato.
Ma fu molta la sua meraviglia quando, sollevata la molla, trovò dentro un altro marengo
bello e nuovo in oro il quale, cadendo a terra, brillò come una stella, in vicinanza al fuoco!
Marchetto, promesso che sarebbe stato compare, s'allontanò col somarello esclamando a
Sabina: - Dirò a tuo padre che hai fatto buon viaggio.
E mentre di fuori scrosciava la pioggia e il vento fischiava in mezzo alla foresta di pini,
Sabina scoppiò in pianto dirotto.
Ma Giovan Bello riuscì a consolarla.

mercoledì 9 maggio 2018

7 mesi per fare fisioterapia?

Fisioterapia.... ma forse siamo oggetti?

Buongiorno a tutti!  È trascorso più di un mese dalla ultima mail intercorsa, Chiedo gentilmente aggiornamenti sui tempo di attesa e i trattamenti di fisioterapia per gli utenti dei nostri 4 CDD. (esclusi coinvolgimenti di personale diverso dai Fisioterapisti, che hanno un albo e mansioni paramediche specifiche e non sostituibili). Ribadisco che se un trattamento viene prescritto dal Fisiatra entro massimo 1 mese deve essere iniziato.
Diversamente è doveroso provvedere con urgenza.

Ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti

Pinuccia Pisoni


Da: Della Croce Francesco <fdellacroce@DONGNOCCHI.IT>
Inviato: giovedì 29 marzo 2018 16:14


Gentile sig.ra Pinuccia,
la ringrazio della segnalazione che suffraga quanto è in discussione al nostro interno da qualche tempo circa la necessità di comprendere come modificare  l’attenzione sanitaria ai nostri ospiti...
ciò premesso, il problema lo affronteremo con gli stessi medici in quanto dobbiamo capire come modificare e “cosa” modificare nel trattamento che, ricordo, per la normativa rientra in una visione di terapia di “mantenimento” non meglio specificato.
Il trattamento riabilitativo a cui lei allude (20 sedute / anno) sarà quindi oggetto di riflessione così come la valutazione di eventuale addestramento del Caragiver a contribuire nel “mantenimento” delle funzioni motorie dei propri cari...
Con l’occasione le auguro buona Pasqua.

Francesco della Croce
Direttore Sanitario
IRCCS Santa Maria Nascente
Via Capecelatro, 66
20148 Milano
tel.: +39. 02.40308.226-327

Da: Pinuccia Pisoni <pinucciap@alice.it>
Inviato: mercoledì 28 marzo 2018 13:51


Gentilissimo dott. Della Croce,

Siamo a chiedervi come mai nell’anno in corso (2017/2018) gli utenti dei CDD della Fondazione debbano attendere ben 7 mesi dalla richiesta del Fisiatra prima di poter usufruire dei trattamenti di Fisioterapia prescritti.

Si tratta normalmente di 20 trattamenti annuali, moltiplicati per 120 utenti assommano a 2.400 trattamenti;  anche in considerazione che alcuni utenti non necessitano di questi interventi riabilitativi  o di mantenimento, siamo a pensare che almeno 2000 trattamenti debbano essere erogati su prescrizione del Fisiatra agli utenti dei CDD 1 2 3 4.

Alcuni utenti hanno necessità di usufruire di più trattamenti, vedi patologie respiratorie, post traumi, post trattamenti botulinici, necessità fisiche.
La Regione Lombardia interpellata nella persona del dott. Marchesi, si è stupita del fatto che ci fossero attese nell’erogazione dei trattamenti, e ancora maggiormente si è stupita (sempre dott. Marchesi) che solo 20 trattamenti fossero la norma. Secondo il Dott. Marchesi su richiesta del Fisiatra è possibile una erogazione di servizi di Riabilitazione alla bisogna.

Di fatto qui in Fondazione questo non succede, per giunta gli ordinari trattamenti sono procrastinati di 7 mesi dalla richiesta, con grave danno per i disabili assistiti dai CDD.

A questo punto le famiglie si chiedono, anche stante la nuova  Organizzazione del personale in Sociosanitario e Socioeducativo, se la Direzione non possa provvedere alla assunzione di ulteriore personale Fisioterapista che possa affiancare i terapisti già in servizio (che operano anche sugli ambulatori e non sono specificatamente dedicati ai CDD.


Restiamo in attesa di vostro riscontro e cordialmente auguriamo Buona Pasqua.