venerdì 19 febbraio 2021

la peer therapy e quanto hanno perso i nostri ragazzi coi lock down

 

Cosa vuol dire (davvero) perdere la compagnia dei coetanei: le conseguenze della scuola chiusa, spiegate bene

(Gianluca Mercuri) Sulla centralità della scuola e sui disagi che nell'ultimo anno abbiamo inflitto a bambine, ragazze, bambini e ragazzi abbiamo letto molto. A ogni lettura resta la sensazione amara di aver rubato a questa generazione anche il presente, dopo aver compromesso gran parte del suo futuro con una montagna di debito e un gap culturale e tecnologico profondo. Stefano Vicari - neuropsichiatra infantile del Bambino Gesù e della Cattolica di Roma - ha curato il libro Bambini, adolescenti e Covid-19 – L’impatto della pandemia dal punto di vista emotivo, psicologico e scolastico, pubblicato da poco da Erickson: una sua lunga intervista all'ottimo sito Orizzontescuola ha il merito di riassumere tutti i temi sul tavolo, e di aggiungere qualcosa di più costruttivo a quell'amarezza. Ci scuote, ci restituisce un'urgenza di agire.

Anzitutto, chiunque abbia figli in età scolare si ritrova immediatamente nella distinzione che fa Vicari tra i due periodi che hanno e abbiamo vissuto:

«Nella prima ondata, il periodo che va da marzo a giugno, abbiamo registrato addirittura una leggera diminuzione dei casi di rilevanza psichiatrica, parlo di ragazzi che hanno manifestato un vero e proprio disturbo mentale, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il tutto è cambiato drammaticamente con la seconda ondata, il periodo che va da ottobre ad oggi, dove invece abbiamo registrato un forte aumento delle richieste di aiuto nell'ordine del 25/30 % in più».

La spiegazione è semplice: nella prima fase, «i ragazzi, in molti casi, hanno vissuto la chiusura delle scuole come un’anticipazione delle vacanze e poi, dato ancora più importante, in quel periodo i genitori erano presenti in casa, siamo stati tutti chiusi in casa. Questo ha avuto una funzione di protezione, anche in quelle situazioni che in altre circostanze sarebbero precipitate. Ad ottobre, invece, la chiusura delle scuole, almeno per la secondaria di secondo grado, ha coinciso con l'assenza dei genitori, che nella maggior parte dei casi avevano ripreso la propria attività lavorativa, e questo probabilmente ha ridotto gli strumenti di difesa dei ragazzi, in qualche modo si sono sentiti più soli. La solitudine è l’aspetto che più frequentemente i ragazzi ci raccontano quando ci raggiungono in ospedale».

Certo che non ci sfuggiva l'importanza della scuola per la socializzazione dei giovani, ma vedere come la spiega un esperto di questo livello fa un altro effetto:

«La scuola è il luogo dove i bambini, e ancor di più gli adolescenti, sperimentano relazioni positive, cioè relazioni con i coetanei, spesso mediate da adulti, che hanno una funzione educatrice molto importante. Chiudere questo tipo di esperienze lascia i ragazzi soli ma anche privi di strumenti per compensare le loro ansie. Se pensiamo a quando noi eravamo adolescenti ricorderemo che ci confidavamo molto di più con i nostri coetanei piuttosto che con i nostri genitori. Questo è un aspetto che si evidenziava maggiormente dai 13/14 anni in poi, dove il confidente principale era il nostro compagno di banco. Oggi questo aspetto è mancato in maniera molto forte ed ha determinato una maggiore fragilità nei ragazzi, soprattutto quelli già duramente provati da altre esperienze o comunque da dei vissuti particolarmente importanti».

Se invece ci sfuggisse il fatto che solitudine e tristezza non sono ragazzate ma hanno riflessi immediati sull'equilibrio psichico, ecco il richiamo che ci serve. Ecco - spiegato bene - quello che si perde senza la scuola:

«Per gli adolescenti la possibilità di confrontarsi in contesti positivi è un aspetto importantissimo. La salute mentale si basa essenzialmente sulla costruzione di relazioni positive, cioè sull'educazione ad una socialità corretta. Questo è un ruolo fondamentale che se non svolge la scuola pochi altri possono svolgere. La vita in famiglia è una vita che si caratterizza, soprattutto per gli adolescenti, con il confronto con altre generazioni, con il senso del limite, della regola e quant'altro. Il rapporto con i pari in alcuni casi diventa quasi terapeutico, esiste un filone di approccio ai disturbi mentali che si chiama peer therapy, terapia condotta con e dai pari, cioè dai coetanei, che acquisisce un ruolo importantissimo nella crescita dei ragazzi. Avere dei leader naturali coetanei che esprimono valori positivi ha un impatto sulla crescita, e quindi sulla salute mentale, altissimo che non può essere sottovalutato».

La didattica a distanza è stata e resta inevitabile in certi contesti, ma è un danno che si può ridurre con strumenti accorti, capaci di renderla perfino utile. Purché non segua lo schema dell'insegnamento dall'alto verso il basso: «Non può essere la lettura del manuale fatta al computer o delle spiegazioni ex cattedra che diventano ex video, sic et simpliciter». E qui Vicari propone con forza il modello della flipped classroom, la classe capovolta, in cui «sono gli stessi ragazzi a proporre gli argomenti che con gli insegnati vengono discussi. Questo comporta un forte coinvolgimento dei ragazzi che non sono solo soggetti passivi di ricezione d’informazioni che vengono da qualcun altro e spesso dall'alto. Bisogna ricordarsi che seguire una lezione tradizionale dal video è molto più difficile, faticoso ed impegnativo. Se non adottiamo delle tecniche che puntino ad un forte coinvolgimento dei ragazzi ne possono risentire anche i livelli di apprendimento».

Nei casi estremi, i danni mentali si riflettono nell'aggressività e nell'autolesionismo: «Purtroppo è una realtà molto diffusa. Gli adolescenti che hanno vissuto, e stanno vivendo, con difficoltà il periodo della pandemia reagiscono frequentemente, come avevo accennato prima, con due modalità: aumento dell’irritabilità, quindi possono diventare anche aggressivi, o al contrario con un forte ritiro sociale manifestando più sintomi di tipo depressivo. Questo secondo gruppo di ragazzi, che si chiude in casa e che non vuole più uscire, perché ad esempio spaventato dalla possibilità di contagiarsi oppure perché trova rinforzato un atteggiamento già preesistente di una certa difficoltà e disagio a incontrare i propri coetanei, probabilmente costituirà l’onda lunga una volta finita la pandemia. Intendo che sarà difficile farli uscire e riprendere un’attività di relazione che la pandemia ha precluso, l'impatto è certamente molto forte. Dall'osservatorio particolare che è il pronto soccorso, registriamo che ogni giorno accogliamo almeno un ragazzo che si taglia, cioè si ferisce volontariamente, o addirittura tenta il suicidio».

È una testimonianza unica, dal campo. Che sottolinea anche il ruolo fondamentale degli insegnanti, scaraventati nell'emergenza senza la necessaria preparazione, esposti al rischio, e capaci comunque di garantire che la scuola in qualche modo non morisse. L'urgenza, alla fine, il professor Vicari ce la riassume in una frase sola: «Non so se questo paese si salverà, ma se si salva è perché ripartiamo dalla scuola».

Da Vita un interessante articolo di Giacobini

 

La leghista Erika Stefani presiederà il ministero per le Disabilità. Un ruolo senza portafoglio ma che dovrà essere trasversale e intervenire sui programmi e sulle norme di tutti gli altri dicasteri, vista la natura del tema che tratta, che investe tutti i momenti della vita civile delle persone. Ecco tutti i nodi da affrontare

Alla fine Salvini è passato all’incasso non solo ottenendo il ministero per le Disabilità (questa volta non abbinato alla famiglia che viaggia assieme alle pari opportunità), ma piazzando per la terza volta uno dei suoi: dopo Fontana e Locatelli si apre l’era di Erika Stefani (foto).

E sia. Al neoministro vanno, senza ironia né obtorto collo, i nostri migliori auguri ché ne ha bisogno eccome viste le innumerevoli istanze irrisolte ancora su piatto complice l’immobilismo e il rallenty degli ultimi anni e lustri.

Può anche essere che, complice la contestuale autorevolezza di Mister Draghi e la annunciata elevata qualità tecnica della nuova compagine governativa, riesca in una sfida per ora imbattuta. Non cadremo nell’inganno di alzare l’indice contro il fatto che si tratta di un Ministero senza portafoglio. È argomento troppo basico - nemmeno del tutto vero o tecnicamente significativo - per distrarci dal nocciolo di analisi più sensate e anche più radicali.

La disabilità è un tema trasversale che investe tutti i momenti della vita civile e quindi il ministro più che avere un portamonete dovrebbe riuscire a ravanare nei portafogli dei colleghi, a intervenire sui loro programmi, a incidere sulle norme che, ordinariamente o straordinariamente, riguardano tutti i cittadini. Le persone con disabilità e le loro famiglie sono cittadini, non una parte di essi, non un nucleolo a cui dedicare, quando va bene e con tempi biblici, solo leggi speciali.

il primo banco di prova è proprio in PNRR (Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che sulla disabilità è dannatamente debole e deludente. Lo è sul tema del lavoro, dimentico, ad esempio, dell’esclusione vissuta dalle persone con disabilità intellettiva e relazionale e del necessario ripensamento in queste direzioni dei servizi per l’impiego. Lo è sulla non autosufficienza fenomeno che investe e spesso devasta le famiglie e i caregiver sovraccaricandoli, impoverendoli, marginalizzandoli.

Lo è nella sostanza sulla scuola, una scuola differente e generativa di esperienze nuove. È assente sul versante sull’accessibilità dell’innovazione tecnologica, dei trasporti, della qualità urbana, della cultura, del turismo. E lo è nella sanità. Quelle grandi riforme che si prospettano per il Paese e per i suoi cittadini non sono permeate da una assunzione della disabilità come elemento da considerare in qualsiasi progetto sociale. Nel PNRR troviamo qualche riferimento alla “residenzialità”, a cohousing, ma ad essere malfidenti non si può non temere che sia il solito “dopo di noi” di cartongesso, quello che divide vecchie strutture o comunità da 20, 50, 100 posti in alloggi da 4, con separé appunto di cartongesso, ma senza alcuna visione, senza investimenti per risorse professionali che possano accompagnare e garantire una vita dignitosa, una vita adulta, o il diritto ad invecchiare. Troviamo nel PNRR anche accenni alla vita indipendente, ma quando i relativi progetti usciranno lo sperimentalismo che divide le persone con disabilità in quelle di serie A e di serie B?

E dopo aver incalzato sul PNRR la neoministro dovrebbe avere la forza, ed essere messa nelle condizioni di farlo con robuste deleghe, di affrontare da pari i colleghi.

Lì ce n’è per tutti. Con Patrizio Bianchi (istruzione) dovrebbe gestire la patata bollente delle nuove Linee guida per l’inclusione scolastica, malamente approvate dal suo predecessore e causa di fortissime riserve e proteste fra le famiglie e gli operatori più sensibili, con il comitato #NoEsonero che sembra un fiume in piena a cui dare risposte veloci e convincenti. Ma a parte questa emergenza dovrebbe porre come nuovo traguardo l’opportunità che la scuola diventi luogo che accompagni alla transizione alla vita adulta, che consenta di sperimentare, di vivere esperienze vocazionali, di avvicinarsi al territorio, al contesto di riferimento contaminandosi e generando una più diffusa comunità educante.
Con Andrea Orlando (lavoro) e con Elena Bonetti (pari opportunità e famiglia) dovrà trovare una intesa sulla gestione dei fondi attualmente disponibili e su quelli futuri: fondo non ausufficienze, fondo per le politiche sociali, fondo caregiver, fondo per il “dopo di noi”. Non di rado in passato la diffusa competenza, le incerte attribuzioni e la dissonanza di visioni ha prodotti ritardi insostenibili e produzioni normative traballanti. E con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di questioni aperte ce sono molte altre, ad iniziare dalle Linee guida sull’inclusione lavorativa previste nel 2015 e ancora lettera morta segnale del conto in cui tengano le politiche attive per il lavoro; alla correzione dello strumento dell’ISEE che ancora considera patrimonio le pensioni e le indennità accantonate per un temuto domani; al ripensamento dello strumento del reddito di cittadinanza che non considera la disabilità come elemento di impoverimento, al riforma dei criteri di riconoscimento della condizione di disabilità; alla infrastrutturazione rapida di un servizio sociale nazionale. E questo solo per iniziare il cammino verso un welfare differente, generativo, equo in cui comandino le soluzioni e i progetti personali e non l’ansia della compartecipazione.
Con Speranza (salute) la Stefani avrà l’imbarazzo della scelta, ma se tiriamo la paglia la prima che esce è lo stato di attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, non solo nella parte, ancora lontanissima dall’essere applicata in modo omogeneo e certo, della fornitura degli ausili, ma anche della presa in carico delle disabilità complesse, delle malattie rare, delle patologie cronico degenerative, del decadimento cognitivo, dei servizi di prossimità e domiciliari.
Corro veloce su altri ministri, per non tediare il Lettori. Con Lamorgese (interni) dovrebbe riprendere il tema dell’esercizio del diritto di voto (che ha ancora molte falle) e quello, oggi totalmente ignorato, dell’esercizio di ruoli politici e di amministratori locali di persone con disabilità. Con lo stesso ministro andrebbe aggredita la vergogna delle violenze e degli abusi sugli anziani e sulle persone con disabilità, tema da affrontare anche con la collega delle pari opportunità (Bonetti) giacché investe in modo significativo le donne con disabilità.
Marta Cartabia (giustizia) dovrebbe chiedere conto di quale fine abbiano fatto gli uffici di prossimità, oggetto di finanziamento di un ormai datato PON e che dovevano aiutare i cittadini in alcuni procedimenti come quello dell’amministrazione di sostegno. Su quest’ultimo istituto andrebbero uniti gli sforzi dei ministeri affinché la sua revisione, che ormai giace da tempo in Parlamento, approdi in gazzetta ufficiale.
Ma per questo va aperta una collaborazione anche con Riccardo D’Incà (rapporti col Parlamento). A lui, già che si siamo, va anche rammentato che langue al Senato un disegno di legge pseudo-unificato sul sentito tema dei caregiver familiari. Se si buca l’approvazione, sarebbe la seconda legislatura che non riesce a produrre l’attesa risposta normativa. Ed è uno schiaffo a milioni di famiglie, in particolare a madri e sorelle visto che nel lavoro di cura c’è anche un evidente macigno di genere.
Anche alla porta di Enrico Giovannini (infrastrutture) toccherà bussare con insistenza. I trasporti, le città, le abitazioni delle persone con disabilità richiedono un intervento talora di emergenza. Serve una visione che assuma il principio della progettazione universale. Servono risorse non residuale ed è necessario che ogni centesimo speso in infrastrutture tenga conto che devono poter essere usate, in condizione di pari opportunità, da ciechi, anziani, persone con problemi motori o cognitivi per rendere le nostre città a misura di tutti. Oggi non è ancora così. Le stesse riflessioni vanno riportate a Vittorio Colao: le nuove tecnologie devono essere una opportunità non generare nuove barriere, nuovi ostacoli o complicazioni.
Con Brunetta (pubblica amministrazione) c’è una prateria su cui cavalcare in più direzioni. Quella di chi lavora nella pubblica amministrazione e che può trovarsi in una situazione di fragilità, e quella del rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini. Ad esempio un tema da lasciare cadere sul tavolo è quello dello SPID e della praticabilità dello stesso anche per le persone con disabilità complesse. Va poi rilanciata una nuova stagione di semplificazione amministrativa di cui davvero si sente in bisogno.
Alla Dadone (politiche giovanili) va rammentato che fra i giovani di sono anche ragazzi e ragazze con disabilità e che bisogna attrezzarsi di conseguenza, senza soluzioni speciali o a parte.
Osso duro Daniele Franco (economia), non certo per il profilo della persona e del tecnico, quanto per la posizione che ricopre e per la complessità delle questioni aperte. Governa sicuramente le risorse, la loro destinazione e il loro investimento. Ma è con quel dicastero che vanno elaborate soluzioni che ci permettano di superare impasse ormai croniche, quali ad esempio, la copertura di importanti riforme o progetti come quelle sui caregiver per dirne una.

Insomma, Erika Stefani, anche senza portafoglio di opportunità ne ha eccome. Dipenderà da lei, dipenderà da Draghi e dipenderà dal resto di Governo se si riuscirà a cambiare rotta.

sabato 2 gennaio 2021

Resilienza?


 Che brutta la "resilienza" , siamo obbligati a resistere senza reagire. Ingoiando rospi e serpi per non creare ulteriori conflitti.

Resilienza nei lockdown, Siamo costretti a stare in casa.  Resilienza ai tamponi positivi o falsi/positivi, che ti creano problemi soprattutto se sei asintomatico e se la situazione dura da 2 mesi senza sbocchi. Resilienza alle mascherine che con gli occhiali sono micidiali: appannamento immediato e mancanza di respiro.

E resilienza alle situazioni dove non ci sono vie d'uscita al momento e stressano. Si spera in un anno meno allucinante.  Le conseguenze psicologiche di questa situazione si sentono alla grande.


Cerco di resistere, ma spesso hai la sensazione di soffocare.

La grande tristezza per la morte della zia Carla. Si è spenta in 15 giorni di Covid.  Mi aveva telefonato dall'ospedale: "Pucci, mi sono infettata...." Povera Carla. Non meritava una fine così. 

Nessuno meritava una fine così atroce.

Confido nella ripresa, E' indispensabile. La ripresa dei rapporti umani reali, non virtuali. 


Un grosso augurio di forza, di serenità e di salute a tutti.


Pinuccia





domenica 27 settembre 2020

Dimissioni

 


 Oggetto: Dimissioni da Presidente CDD Milanesi

 

Care Famiglie, è sicuramente il momento meno adatto, dopo un lock down di 2 mesi teorico ma di 6 mesi pratico (i CDD hanno riaperto in presenza continuativa solo il 1 settembre), con tutte le problematiche connesse a distanziamenti, DPI, orari, trasporti, Test e Tamponi, paure per la maggior parte giustificate, eccetera.

I membri del Direttivo mi hanno accusata di aver accettato supinamente l’aumento della Compartecipazione alla spesa, delibera pervenuta il 30 marzo in pieno lock down a cui non siamo stati in grado di rispondere in modo adeguato, per quanto l’avessi contestata. Era stata presentata dall’Assessore Rabaiotti all’ultimo coordinamento in Presenza di Gennaio 2020.

 I membri del Direttivo mi hanno  accusato di aver accettato che il Dott. Petrelli nell’agosto del 2019 avesse interrotto tutti i contatti con TUTTI limitandosi a rispondere al Tavolo Permanente (dove le famiglie non sono rappresentate) . Il dott. Petrelli ha stoppato qualsiasi comunicazione per qualsiasi gruppo, non solo con il Coordinamento CDD.

Mi hanno accusato anche di non aver insistito per partecipare al tavolo Permanente (occorre una correzione della delibera del 2013 e nuove elezioni dei membri, era stata promessa dall’Assessore, che poi ha avuto altro da fare).

Alcuni genitori mi hanno accusato di voler tenere aperti i CDD in pandemia. Altri mi hanno rinfacciato di non sentirsi rappresentati da me.

Il Direttivo vuole partire con cause, adire alle vie Legali contro il Comune. Io dissento profondamente perché il compito del Coordinamento CDD Milanesi è collaborare fattivamente col Comune di Milano.

Il Direttivo mi ha anche accusato di essere di parte e di non attaccare l’Assessore Rabaiotti e il Settore.

In questo clima di terrorismo, poco sereno, mi vedo costretta a rassegnare le dimissioni dalla Funzione di Presidente dei CDD Milanesi dopo 7 anni di lavoro instancabile al servizio dei Genitori e dei Disabili dei CDD.

E a solo 1 anno dalle elezioni previste dal Regolamento del Coordinamento Genitori CDD (rinnovo che si fa ogni 3 anni di mandato).

 

Non sarò lontana, continuerò a lavorare per la disabilità, Vi sarò sempre vicina e troverò altre strade per portare avanti costruttivamente e non distruttivamente le cause dei nostri ragazzi. Anche perché Facente parte del CPS Don Gnocchi eletta nel CDD3 dello stesso.

 

Con molto rammarico per quanto accaduto vi auguro ogni bene, ma nelle vicende tragiche, occorre un capro espiatorio e questa volta sono stata designata  io.

Buon lavoro a tutti.

Pinuccia

venerdì 7 agosto 2020

Cosa è successo?

 


Non so qualcosa di allucinante che ci ha obbligati all'isolamento e al distanziamento sociale, ha creato dei MOSTRI davvero! i bambini da 6 mesi senza la scuola, gli  adolescenti scazzati da una situazione che non potevano gestire e che hanno subito per poi scatenarsi. Ma ancora gli adulti, spaventati, le radici uccise dal virus, dall'incompetenza, dal pressapochismo, dall'indifferenza, dall'ignoranza.


Come se tutte le malattie fossero sparite,  tutte le patologie guarite, le prostatiti, i  tumori, le analisi mediche, oculista, dermatologo, dentista, ginecologo, tutti disoccupati per "combattere"????? il covid.


Combattere??? Accettare l'isolamento, accettare il distanziamento, e vedere che non servono a niente.

La strada è ancora lunga.


La disabilità è stata abbandonata, i genitori sono stati abbandonati. E patologie nuove psicologiche, saranno da curare?

Curare?

Quando?

No non ci creso più. La strada è lunga ancora

venerdì 13 marzo 2020

Il Mostro Covid


C’era una volta…


Un Castello molto bello, non era molto grande, ma aveva tanti loggioni, merli alle finestre, tanti fiori che la Regina coltivava con amore.
IL Principe Luigi viveva nel Castello con il Re e la Regina. Spesso andavano a spasso a trovare gli altri castellani, a guardare le meraviglie della natura, ad ammirare i musei, con i quadri e le statue, a fare processioni e a cantare.
Un brutto giorno nel villaggio dove sorgeva il Castello, arrivò un orrendo “mostro”.
Era un Mostro invisibile che si attaccava alle persone e le mangiava.
Nessuno aveva il coraggio di uscire più da casa e tutti furono costretti a restare chiusi nelle proprie abitazioni e nei propri Castelli, per difendersi dal Mostro.
I Cavalieri che dovevano difendere il contado erano partiti per la Cina e chissà quando sarebbe tornati.
Il Principe Luigi, sul suo cavallo a quattro ruote era costretto a muoversi solo nei corridoi del suo Castello. Nessuno poteva più entrare e nessuno poteva uscire.

Tutti nel Castello e nella Valle aspettavano che il Mostro se ne andasse o morisse di fame, perché se non avesse trovato da mangiare, forse, sarebbe morto.
Non si potevano più organizzare balli o feste con gli amici, quindi il Principe Luigi ascoltava tanta musica e ballava da solo, ma era tanto triste e non capiva cosa stesse succedendo.

Passarono i giorni, i messaggeri inviati dal Re e dalla Regina, portavano sempre cattive notizie.
Ma la tristezza e la paura erano i nemici peggiori, con la solitudine.
Si aggiravano per le stanze le Castello assalendo la Regina e il Re.
Spesso si aveva paura che il Mostro sarebbe riuscito ad entrare lo stesso, anche se le porte erano ben sprangate.
Il sole faceva capolino dalle finestre, ma non rallegrava perché non si poteva uscire e godere della primavera.
I fiori sbocciavano, ma non si poteva odorare il loro profumo.

Passarono i giorni e le settimane.
Un giorno i messaggeri udirono uno scalpitare di zoccoli e un nitrito di cavalli: preceduti da squilli di tromba i Cavalieri stavano tornando dalla Cina.
Partirono lancia in resta e attaccarono il Mostro e lo annientarono!
Così il Principe Luigi, il Re e la Regina, poterono uscire dal Castello e furono finalmente liberi di passeggiare nella natura senza pericoli. E il Principe Luigi poté tornare a giocare con i suoi amici



venerdì 31 gennaio 2020

perchè NO

dal verbale del giugno 2018  



Simona Maggioni (Unità Coordinamento Servizi Diurni): velocemente provo a riassumere i ragionamenti contabili
che sono stati fatti. Una prima valutazione è stata fatta sulla proiezione degli ISEE Sociosanitari presentati. E’ risultato
che il 68% è incluso nella fascia zero, quindi quella più bassa; il 20% in quella da 0,1 a 2000€; il 7% nella fascia da
2001 a 6000€ e un 5% oltre i 6000€. Un secondo punto, vincolante, era quello di arrivare ad un pareggio del Bilancio,
ossia riuscire comunque a pareggiare la cifra che entrava nelle casse dell’Amministrazione con il contributo fino ad
oggi riscosso per il pasto. Siamo partiti dalla cifra equivalente all’Assegno di Accompagnamento che tutti i nostri utentipercepiscono e che viene rilasciato per l’accudimento della persona non autosufficiente; abbiamo diviso per i giornidel mese e le 24 ore individuando una tariffa oraria e moltiplicato per le sette ore di effettiva presenza al CDD, dalle 9alle 16.00, senza prendere in considerazione il trasporto. Abbiamo trovato una cifra che abbiamo cercato diparametrare sulle tre fasce Isee Sociosanitario, in modo da ottenere il pareggio richiesto. Si è cercato di agevolare gli
Isee Sociosanitari più bassi nell’ottica della massima equità distributiva. La quota più bassa (€ 0,00 - € 2.000,00) è di
32 € mensili, inferiore a quanto precedentemente si pagava per la quota pasto e verrà applicata alla maggior parte
degli utenti (88%). Per la seconda fascia (€ 2.000,01 - € 6.000,01) si parla del 7% di utenti che pagheranno 54€ ossia
la cifra ad oggi pagata per il pasto calcolando un mese di presenza effettiva. La fascia superiore a € 6000,01 , che è
del 5%, contribuirà con 106€.
Sono poi stati considerati altri due criteri. Il primo è che tutte le persone in Comunità
sono di default già esenti dal pagamento, come lo sono sempre state, e il secondo è che i nuclei familiari, che si
trovino in gravi situazioni di disagio sociale, possono richiedere l’esenzione totale se in possesso di Isee Ordinario
(FAMILIARE) sotto soglia di povertà (per l’anno 2018 il limite è di 6000€).

Ad oggi, gennaio 2020, l'importo  dell' Assegno di accompagnamento non è variato, quindi assurdo pretendere un aumento della tariffa di compartecipazione.

Nel frattempo sono cambiati i responsabili: dal Dott. Minoia (pensionato) al dott. Petrelli. Dalla dott.ssa Maggioni (trasferita)  alla dott.ssa Ornago.

Dall'Assessore Majorino (eletto al Parlamento europeo nelle liste PD)   all'Assessore Rabaiotti, che oltre all'assessorato politiche Sociali mantiene anche l'incarico sulla Casa (politiche Abitative).
Ma non è cambiata la Giunta: sempre con il Sindaco Giuseppe Sala.


Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali): aggiungo qualche considerazione ringraziando il
Coordinamento per questo incontro, che per me è molto importante proprio perché non avevamo intenzione di
imporre una scelta ma di confrontarci in base alle vostre necessità. Infatti ci sono state delle modifiche nel tempo
grazie al dialogo con voi. Nel merito della proposta mi sento di dire che la questione importante, che era stata fatta
presente dai rappresentanti del Coordinamento, era nel merito di quale ISEE scegliere. Per noi viene ad implicare un
precedente che riguarda complessivamente il tema della disabilità, considerato che vogliamo aprire una riflessione a
360 gradi che non riguarda solo il Servizio CDD e che sia in coerenza con tutto il ragionamento. E’ chiaro che nel
vostro caso la scelta di utilizzare come indicatore l’ISEE Sociosanitario è estremamente rilevante sul piano del
principio. In secondo luogo riteniamo estremamente rilevante il tema della progressività. Dal punto di vista materiale la proposta non fa si che “tutti paghino meno”, ma tutela in maniera significativa una parte notevole della popolazione
degli utenti dei CDD e delle loro famiglie. E’ chiaro che il dialogo tra di noi non deve finire qui: ad esempio è rilevante il
tema di come mettervi nelle condizioni, nel momento della Dichiarazione dei Redditi, di vedervi riconosciute le spese
di cui vi fate concretamente carico e quindi capire che cosa dobbiamo fare noi per aiutarvi. Su alcune cose, come ad
esempio sul tema delle Vacanze, dobbiamo essere più attenti alle osservazioni che ci fate, dobbiamo assolutamente
modificare delle cose, anche rispetto alla soglia per i contributi, anche rispetto all’offerta, alla qualità. E questo nei
prossimi mesi, prevedendo per tempo eventuali stanziamenti in quella direzione, in modo che siano inseriti nel
bilancio previsionale per il prossimo anno. Sono comunque qui ad ascoltare quello che sarà il confronto sul
provvedimento ma è bene che prosegua il dialogo anche sugli altri aspetti. Grazie.

Il 2018 è poco lontano, l'Assemblea ha approvato di passare dalla quota mensa (uguale per tutti) alla compartecipazione alla spesa.

Non vediamo nessuna ragione per accettare un aumento delle quote di compartecipazione .

E con questo non siamo "chiusi" o  egoisti. Non difendiamo il nostro "orticello" . Siamo razionali e consapevoli .
Le famiglie dei disabili non devono essere costrette a subire scelte di cassa: se mancano le risorse il Comune deve trovarle non nelle tasche delle famiglie che già vivono una realtà penalizzante.


Pinuccia